Ocse: urgono nuovi stress test per le banche europee
Submitted by Digiacomo on Mon, 09/21/2009 - 16:31
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L'ultimo report dell'Ocse sull'economia europea fornisce più di uno spunto per l'interpretazione di questa fase complessa e ambivalente che tutti gli stati e sistemi finanziari stanno affrontando. Gli indirizzi forniti dall'organizzazione parigina suggeriscono una certa prudenza da parte di tutti nell'approccio a un sistema finanziario ancora fragile e carico di incertezze. Per questo motivo l'Ocse raccomanda rigorosi e accurati stress test delle banche europee anche in questa fase.
Non è infatti detto che la tormenta sia passata: più di un osservatore durante le scorse settimane ha raccomandato attenzione nell'approccio al mercato e diffidenza verso un recupero dei listini azionari che non sembra ancora adeguatamente supportato da una ripresa dell'economia reale. Soltanto lo scorso aprile il Fondo Monetario Internazionale, in un dossier che escludeva il Regno Unito, ha ipotizzato che le banche europee dovessero affrontate svalutazioni di asset per 1,1 trilioni di dollari e, per tornare ai livelli della metà degli anni novanta, inscrivere "writedown" nei propri bilanci per altri 725 miliardi di dollari.
Lo scorso giugno, avverte l'Ocse nel proprio dossier, la stessa Banca centrale europea ha calcolato che le banche dell'Eurozona stavano registrando perdite per circa 650 miliardi di dollari e che quindi i loro bilanci registravano solo la metà delle perdite consentite.
Si tratta senz'altro di segnali molto allarmanti, ma non nuovi. Dall'altra parte dell'Oceano Atlantico soltanto alla metà di agosto Nouriel Roubini, uno dei pochi che avevano previsto la crisi in corso, ha affermato che le banche Usa non stavano accantonando riserve adeguate e non avevano contabilizzato tutte le perdite registrate con gli asset tossici.
Anche la Fed a maggio aveva detto che mancavano 559 miliardi di attivi da svalutare all'appello, ma secondo Roubini la cifra sarebbe più vicina ai mille miliardi. Conclusioni? Nonostante le mazzate prese dal crollo di Lehman Brothers in poi, se i giganti del credito internazionale non ripuliranno a fondo i propri bilanci (sia negli Stati Uniti che in Europa), secondo Roubini si rischia un "double dip" un ritorno alla recessione entro un anno. Uno scenario che nessuno si augura e questa volta tutti quanti, non solo le banche, sperano di ottenere uno sconto. Nel frattempo, azioni decise sulla spesa pubblica, riforme strutturali e soprattutto nuovi stress test sulle banche Ue sarebbero sicuramente utili per dare ulteriore trasparenza al mercato e comprendere a fondo quali sono le basi per un rilancio. (GD)
Non è infatti detto che la tormenta sia passata: più di un osservatore durante le scorse settimane ha raccomandato attenzione nell'approccio al mercato e diffidenza verso un recupero dei listini azionari che non sembra ancora adeguatamente supportato da una ripresa dell'economia reale. Soltanto lo scorso aprile il Fondo Monetario Internazionale, in un dossier che escludeva il Regno Unito, ha ipotizzato che le banche europee dovessero affrontate svalutazioni di asset per 1,1 trilioni di dollari e, per tornare ai livelli della metà degli anni novanta, inscrivere "writedown" nei propri bilanci per altri 725 miliardi di dollari.
Lo scorso giugno, avverte l'Ocse nel proprio dossier, la stessa Banca centrale europea ha calcolato che le banche dell'Eurozona stavano registrando perdite per circa 650 miliardi di dollari e che quindi i loro bilanci registravano solo la metà delle perdite consentite.
Si tratta senz'altro di segnali molto allarmanti, ma non nuovi. Dall'altra parte dell'Oceano Atlantico soltanto alla metà di agosto Nouriel Roubini, uno dei pochi che avevano previsto la crisi in corso, ha affermato che le banche Usa non stavano accantonando riserve adeguate e non avevano contabilizzato tutte le perdite registrate con gli asset tossici.
Anche la Fed a maggio aveva detto che mancavano 559 miliardi di attivi da svalutare all'appello, ma secondo Roubini la cifra sarebbe più vicina ai mille miliardi. Conclusioni? Nonostante le mazzate prese dal crollo di Lehman Brothers in poi, se i giganti del credito internazionale non ripuliranno a fondo i propri bilanci (sia negli Stati Uniti che in Europa), secondo Roubini si rischia un "double dip" un ritorno alla recessione entro un anno. Uno scenario che nessuno si augura e questa volta tutti quanti, non solo le banche, sperano di ottenere uno sconto. Nel frattempo, azioni decise sulla spesa pubblica, riforme strutturali e soprattutto nuovi stress test sulle banche Ue sarebbero sicuramente utili per dare ulteriore trasparenza al mercato e comprendere a fondo quali sono le basi per un rilancio. (GD)
