Moneta unica debole contro dollaro. BCE lascia i tassi all’1%

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A fine seduta l’euro viene scambiato appena sopra 1,40 contro dollaro, in calo rispetto al valore di 1,4110 registrato in avvio delle contrattazioni nei mercati valutari del Vecchio Continente.

La giornata odierna è stata caratterizzata da moltissimi eventi macroeconomici.

In Italia il rapporto tra deficit e Prodotto interno lordo nel primo trimestre dell'anno è salito al 9,3% dal 5,7% dell'analogo periodo del 2008, attestandosi sui massimi dal 1999.

Nella zona Euro il tasso di disoccupazione a maggio è salito al 9,5% dal 9,3% (dato rivisto) del mese precedente, oltre le previsioni degli analisti che si attendevano un aumento più contenuto, al 9,4%. Nello stesso periodo l'indice dei prezzi alla produzione ha registrato una flessione dello 0,2% a fronte di quella dello 0,9% (dato rivisto) segnata in aprile. Su base annua il calo è stato del 5,8% che si confronta con quello del 4,6% del mese precedente. I dati si sono rivelati inferiori al consensus, fissato rispettivamente a +0,1% e a -5,6%.

A metà giornata il Consiglio Direttivo della Banca centrale europea ha deciso di mantenere i tassi d’interesse invariati all’1%. Nella conferenza stampa successiva alla scelta sul costo del denaro il presidente dell’istituto di Francoforte, Jean Claude Trichet, che ha ribadito che l'attività economica rimarrà debole nel 2009 ma si dovrebbe incominciare ad assistere ad una ripresa per la metà del 2010. Trichet ha inoltre sottolineato come il livello attuale dei tassi è appropriato alle condizioni dell’economia. Non sono previste quindi ulteriori manovre della BCE.

Molte cifre macro anche negli Stati Uniti. Il Dipartimento del Lavoro ha reso noto che nel mese di giugno i nuovi posti di lavoro sono scesi di 467 mila unità, ben peggiori delle attese degli analisti che si aspettavano un calo meno marcato (-350 mila impieghi). Il tasso di disoccupazione è salito al 9,5%, piu’ alto livello dal 1983 (consensus 9,6%). Le richieste di sussidi di disoccupazione sono scese a 614 mila unità, leggermente migliori delle stime degli economisti fissate su un valore di 622 mila unità. Bene gli ordini alle fabbriche, che hanno evidenziato una crescita nel mese di maggio dell’1,2%, superiore alle aspettative di mercato (+0,9%). FAD